RONDINELLO

Ho iniziato a tatuare da più o meno un anno e mezzo, prima sono stato due anni a fare apprendistato ,quello vecchia scuola, dove si puliscono i puntali sporchi la sera, quello in cui ti trattano tutti a pesci in faccia e ti insegnano come ci si comporta in uno studio, quello dove ti strappano i disegni davanti e te li fanno rifare anche 100 volte, quel tipo di apprendistato dove devi studiare cosa fai, che ti fa appassionare alla storia ed amare questo mestiere, ed ogni giorno ringrazio di aver fatto questo percorso con il sangue ed il sudore della fronte, perché so per certo che tutto quello che raccoglierò nel tempo me lo sarò guadagnato con l’impegno e la dedizione.

Guardandomi indietro non avrei mai immaginato di fare questo lavoro, eppure i tatuaggi mi sono sempre stati affianco fin da quando sono nato.
Fin da bambino guardavo quelli di mia madre e spesso l’accompagnavo in studio quando se li faceva.
È stata lei, indirettamente a passarmi l’amore per l’inchiostro.
Spesso andavo in edicola per comprare i tatuaggi finti, per poi tappezzarmici le braccia e provare quella sensazione bellissima; quella di vedere il tuo corpo cambiare.
Da più grande ho iniziato a fare musica e la mia ammirazione verso questo mondo aumentava, vedendo artisti e cantanti completamente ricoperti sentivo anche io la necessità di essere come loro.

A 16 anni nel vecchio Tattoo Works mi sono fatto fare il mio primo tatuaggio , ancora mi ricordo l’emozione che avevo in corpo, sono stato per giorni a guardarmi la spalla, incredulo di quello che ora anche io , avevo dentro la pelle.
La cosa strana è che senza sapere nulla ho cominciato man mano a tatuarmi Flash storici, di tatuatori da cui oggi traggo ispirazione per i miei lavori.
Una sorta di legge dell’attrazione.

Trovo qualcosa di magico nel pensare che ti piaccia talmente tanto un’immagine da sentire la necessità di doverla mettere sulla pelle per sempre.
Oggi dopo tanti sacrifici, ho la grande possibilità di lavorare qui al Roma Tattoo Museum
che ai miei occhi, non è lo studio che tutti vedono, ma la mia seconda casa.

rondi